Approvando pienamente la proposta all’o.d.g. di questa Assemblea, ritengo però doveroso fare alcune considerazioni.
Innanzitutto vorrei chiedere al sindaco Coletta, pur apprezzando la scelta di investire l’intero Consiglio su questa decisione, il motivo per il quale si sia arrivati ad una convocazione d’urgenza e con un solo giorno di preavviso per questa seduta, se la richiesta del Commissario è stata protocollata a questo Ente in data 29 dicembre u.s. e quindi con un tempo adeguato ad una più rispettosa convocazione.
Bene ha fatto il Prefetto Pecoraro, poi, a convocare i Municipi di Roma e i Comuni della Provincia per ascoltare le loro ragioni, dimostrando massima imparzialità e una volontà di governo collegiale del fenomeno, con l’obiettivo di affrontare con un metodo condiviso l’intera questione e pianificare di comune accordo i programmi da adottare e le decisioni da prendere; così come è da apprezzare il lavoro e le dichiarazioni del Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, che si è fatto responsabilmente portavoce delle preoccupazioni delle comunità locali e delle istanze dell’intero territorio provinciale. È deprecabile invece la politica del Sindaco di Roma, Alemanno, che ha tentato sin dall’inizio soluzioni che non potevano essere condivise né dai Comuni dell’hinterland né dai Municipi: soluzioni che non erano altro che scaricare il problema da Roma al suo circondario. Così come già fatto con il problema della prostituzione e dei rifiuti. Chi governa ha il dovere di risolvere i problemi e non di spostarli. È perfino superfluo dire, associandomi a quanto già detto dal Presidente Zingaretti, che un’impostazione che prevede per Roma soldi e poteri, per gli altri Comuni rom, prostitute e rifiuti, è una impostazione inaccettabile, volta a creare solamente tensioni.
Prima di qualunque ipotesi di trasferimento, il Sindaco Alemanno dovrebbe sapere che nei nostri territori, da diverso tempo, le Forze dell’ordine hanno una gravissima carenza di uomini e mezzi e non ci sembra che sia stato fatto molto per risolverla, a parte gli uomini dell’Esercito inviati nella città di Roma. Sarebbe più giusto, allora, condividere non solo i problemi, ma anche le risorse e le opportunità disponibili.
Ritengo così, come già sostenuto dalla maggior parte dei Sindaci e delle Amministrazioni comunali della Provincia di Roma, che questa complessa situazione debba essere affrontata, così come sta facendo il Prefetto, non cercando di trasferire problemi di difficilissima soluzione ad altri Enti, tra l’altro con molte meno risorse economiche rispetto a Roma e strutture non organizzate per affrontare emergenze sociali di questo tipo e portata, ma attraverso un processo di coinvolgimento e partecipazione di tutti gli Enti e le Istituzioni, a partire dalla Provincia di Roma, dalla Regione Lazio, dai Comuni dell’hinterland, dalla Prefettura e dalla Questura.
Questa discussione, tra l’altro, conferma ancora una volta l’urgenza di dotarci di un Ente di governo dell’Area metropolitana.
Tornando alla questione, il punto su cui discutere non è se noi vogliamo o non vogliamo i campi rom; la nostra posizione non deriva da una questione di principio, ma da dati di fatto basati sulla effettiva realtà. La questione deve essere affrontata nella sua interezza, non pensando solo ai problemi di ordine pubblico ma attraverso specifiche politiche di integrazione. È fondamentale individuare un metodo condiviso e la necessità di procedere ad un confronto istituzionale che tenga conto dell’indispensabile equilibrio fra individuazione dei siti, risorse e strutture disponibili, tenuta del tessuto sociale, sicurezza dei cittadini e qualità dei percorsi di integrazione. Da ciò, e non da altro, dovrebbe derivare la nostra indisponibilità alla giusta richiesta del Prefetto.
Concludo cogliendo l’occasione, essendo rimasta ancora inascoltata la richiesta da me già avanzata, di convocare un Tavolo di lavoro, al quale invitare le Istituzioni civili, militari e religiose presenti sul territorio, per affrontare anche qui a Rignano, soprattutto per la presenza ormai non più trascurabile di una forte comunità romena, opportune politiche per la loro integrazione sociale.
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